Un tweet e la galera
Il tweet è arrivato secco, ma non proprio inatteso: “Vado in galera, ho ricevuto l’ordine di carcerazione”. Qualche giorno fa Alessandro Sallusti, il direttore del Giornale condannato in via definitiva a quattordici mesi di carcere per diffamazione (senza attenuanti generiche per pericolosità sociale) aveva fatto sapere – senza piagnucolare, non è nel suo stile – che le cose non si mettevano bene.
22 AGO 20

Il tweet è arrivato secco, ma non proprio inatteso: “Vado in galera, ho ricevuto l’ordine di carcerazione”. Qualche giorno fa Alessandro Sallusti, il direttore del Giornale condannato in via definitiva a quattordici mesi di carcere per diffamazione (senza attenuanti generiche per pericolosità sociale) aveva fatto sapere – senza piagnucolare, non è nel suo stile – che le cose non si mettevano bene. L’onda di sdegno generale che si era immediatamente sollevata un mese fa alla notizia della sentenza di Cassazione si era rapidamente ritirata, come ogni onda che si rispetti: cancellando le parole e gli impegni del mondo politico, scritti comme d’habitude sulla sabbia. Dopo la sentenza del 26 settembre, da più parti si era insistito per un provvedimento di legge rapido che impedisse il finale, a un tempo drammatico e grottesco, che ora si prefigura. Maurizio Gasparri, a nome del Pdl aveva presentato un progetto per la depenalizzazione del reato di diffamazione e la sua derubricazione a sanzione pecuniaria. Lo stesso Giorgio Napolitano aveva assicurato interesse, e con il ministro della Giustizia Severino aveva convenuto di modificare la normativa sulla diffamazione.
Certo, nessuno aveva promesso una soluzione sicura né tantomeno miracoli. Ma che dopo un mese nulla si sia mosso, in un continuo rimpallarsi le responsabilità pieno di imbarazzo, autorizza ora Sallusti a scrivere con sarcasmo sul sito del suo quotidiano che è meglio che la politica interrompa “questa sceneggiata che ha messo in piedi con la scusa di evitarmi il carcere, cosa per altro da me non richiesta”. E più ancora: “Non posso permettere che la politica più cialtrona si nasconda dietro a una legge di libertà e dietro al mio nome”. Per ora, il momento effettivo in cui Alessandro Sallusti andrà in carcere non è ancora stabilito, le tecnicalità sono molte, e Sallusti ha già dichiarato che non chiederà l’affidamento ai servizi sociali. Ma la relativa rapidità, e apparente ineluttabilità, con cui la vicenda sta avviandosi a conclusione lascia l’amara sensazione di una scrupolosa volontà punitiva.